Informazioni e cenni storici su SAN FOCA

San Foca, è un’apprezzata località balneare, in cui si uniscono, l’attività tradizionale dalla pesca con un sempre crescente turismo nautico, facilitato dalle nuovissime infrastrutture portuali e dai servizi ad esse connesse.


SAN FOCA, BANDIERA BLU D'EUROPA
San Foca, ridente centro balneare, frazione di Melendugno da cui prende il nome dal Santo protettore caratterizzato da un porto turistico, su cui si affaccia una antica torre di avvistamento, oggi completamente restaurata. San Foca offre una ospitalità semplice e autentica; vi sono buoni ristoranti dove la cucina si distingue per la freschezza del pesce cucinato nelle tipiche ricette salentine. I prodotti dell'artigianato locale, dal vaso di terracotta al tappeto tessuto a mano, si possono acquistare nei negozi del centro. Molto affascinante e rinomata la spiaggia di sabbia fine e chiara che regalano colori caraibici. Facilmente collegata con le varie mete turistiche del Salento. Dal 2010 ad oggi è stata premiata con la bandiera blu dalla comunità europea.


CENNI STORICI
Nel catasto onciario di Melendugno del 1746 si legge, che l’Università (termine utilizzato per indicare il Comune), possedeva una palude detta di “S. Focà”, vicino al mare, utilizzata per lavorare il lino, confinante su ogni lato con i beni dell’Abbazia di San Niceta (vedi Melendugno); da un documento del 1876-77 si evince che la palude di San Niceta confinava, su ogni lato, con il demanio di San Foca. Nel 1878 la palude demaniale del comune di Melendugno, denominata San Niceta, è dichiarata vendibile, i futuri proprietari provvederanno a bonificare l’area e in seguito a metterla a coltura. San Foca fu dichiarata frazione del comune di Melendugno nel 1931, ma per risalire alle origini, del centro abitato moderno, si deve procedere a ritroso almeno sino al 1911, quando si richiedevano, le prime autorizzazioni per la costruzione di stabilimenti balneari e alberghi, su concessione demaniale. Nel 1925 ancora non esistevano infrastruttura portuale, le imbarcazioni, una flotta di circa quaranta unità che nelle rade di San Foca esercitava la pesca, erano messe al sicuro nella porto naturale o nei pressi delle cavità che costituiscono l’insediamento rupestre. Insediamento preistorico Nel 1970, a San Foca, poco a sud della torre di guardia costiera, nei terreni a ridosso della scogliera, fu individuata un’area con notevole presenza di strumenti litici; nel 1971, quando ancora il terreno non era edificato, furono effettuati alcuni saggi di scavo archeologico, che permisero di accertare la presenza di un insediamento preistorico. Furono riconosciute, lame e schegge non ritoccate, per lo più manufatti di dimensioni ridotte, concordi con i caratteri dell’ipermicrolitici. Il contesto, è stato interpretato come un insediamento produttivo, di estensione limitata e con durata piuttosto breve, funzionale alla lavorazione di oggetti ed utensili in pietra dura e allo sfruttamento della raccolta dei molluschi marini. La tipologia dell’industria litica recuperata è attribuibile all’orizzonte cronologico Romanelliano. Insediamento costiero di età romana Sul promontorio detto “Le Tare”, a sud della torre costiera, nel corso degli anni ’70, fu individuato un insediamento costiero di età romano-imperiale, oggi del tutto scomparso a causa della posizione fortemente esposta all’azione del mare. L'Istituto di Archeologia e Storia Antica dell'Università di Lecce effettuò, nel 1974 e nel 1975, due campagne di scavo, che portarono al riconoscimento delle strutture antiche e al recupero di abbondanti materiali di età romana. Le strutture indagate erano costituite da alcuni vani, con ingresso sul lato lungo, disposti l’uno accanto all'altro e realizzati con materiali e tecnica piuttosto povera. I materiali rinvenuti, numerosi pesi da rete, ami e arnesi da pesca in metallo, testimoniano che l’insediamento di San Foca era dedito per lo più ad attività di pesca e allevamento dei molluschi marini, soprattutto ostriche. La ceramica rinvenuta è caratterizzata dalla prevalenza delle sigillate africane e mostra un intensificarsi della frequentazione del sito tra il II e la seconda metà del III sec. d.C.. Il dato numismatico è particolarmente indicativo e concorda con gli altri rinvenimenti, per tutto il III secolo, il numero percentualmente alto di esemplari, induce a ipotizzare un “abbandono «frettoloso» o una distruzione violenta”. La caratteristica fondamentale dell’impianto di San Foca è stata indicata nella sua struttura; non è ne una villa rustica ne una fattoria. Il gruppo era costituito da circa una ventina d’individui, ivi insediati solo in determinate stagioni dell'anno, nelle quali praticare le attività di pesca. Verso la fine del III sec. d.C. l'insediamento fu abbandonato, sino all'età medievale (XII - XIII sec.) alla quale è datato un edificio a pianta rettangolare, impostato sulle rovine di età romana. Alcuni elementi di decorazione e la pianta fanno pensare ad un edificio religioso, dedicato forse al santo bizantino San Foca (come indicherebbe il toponimo della località), distrutto probabilmente da un incendio. Insediamento rupestre In località San Foca, alla base del costone roccioso sul quale poggia la torre di guardia, esiste un insediamento rupestre scavato nella roccia tufacea di cui è costituita la scogliera. L’insediamento, che attualmente si presenta formato da non più di cinque cavità chiuse da strutture in muratura e relative porte (non è possibile accedervi) utilizzate dai pescatori del luogo, un tempo doveva essere composto da un numero maggiore di ambienti che a causa di crolli, lavori edilizi di sistemazione del lungo mare e lavori di realizzazione del infrastrutture portuali, sono attualmente scomparsi. L’insediamento sembrerebbe essere stato frequentato a partire dal medioevo, legato alle attività della pesca nel porticciolo sul quale si affaccia, come spiegherebbero anche i rinvenimenti di anfore commerciali “bizantine” di produzione locale. il sito può essere messo in relazione con le fasi di occupazione medievale attestate dalla “cappella” riconosciuta durante l’indagine dell’insediamento di età romana. Torre di guardia A ridosso dell’area portuale di San Foca esiste una torre di guardia cinquecentesca; costruita da Antonio Saponaro di Lecce risulta, secondo l’elenco del Vicerè, già in funzione nel 1569, nel 1576 dotata di un falconetto e in uso alle guardie doganali fino al 1842. La struttura conserva le tipiche caratteristiche delle torri vicereali: pianta tronco-piramidale e lato interno di m 6. La torre in oggetto presenta una peculiarità, quella di avere le caditoie, tre per lato, incavate nello spessore dei muri perimetrali (vedi anche Torre dell’Orso), oltre ad essere costruita in conci regolari di tufo locale. In origine era costituita da un unico vano al primo piano, voltato a padiglione con una sola apertura sul lato O, non era presente alcun ambiente al pianterreno, nel quale si potrebbe solo ipotizzare, vista l’individuazione di un condotto, la presenza di una piccola cisterna per la raccolta delle acque piovane. Nella seconda metà degli anni ‘80 è stata sottoposta a lavori di restauro funzionali al riutilizzo, in questa occasione è stato eseguito lo svuotamento del basamento, che ha permesso di ricavare un vano a pianterreno, sono state ricostruite le porzioni di muratura crollate e tutta la struttura è stata completamente intonacata. Chiesa di San Foca San Foca deve il nome al suo Santo protettore, vissuto, secondo la tradizione, nel III secolo d.C. e venerato sia dalla religione cristiana sia da quella ortodossa. La seicentesca cappella dedicata al Santo, antistante la torre costiera, fu eretta dal conte di Lizzanello Francesco Paladini. A pianta rettangolare con copertura a volta, la cappella presenta un unico altare di pietra sul quale vi era un affresco, con i SS. Foca, Pietro ed Andrea, fatto realizzare nella prima metà del ‘700, per volere del reverendo Egidio Petruzzi. Già nel 1830, a causa delle sue pessime condizioni di conservazione, la cappella fu interdetta alle funzioni religiose e così rimase per alcuni decenni, fino alla ricostruzione definitiva del 1963, voluta del vescovo Francesco Minerva. Del 1881 una tela, raffigurante S. Foca, dipinta da Emilio Iannuzzi.


Come arrivare a SAN FOCA

In auto

Si raggiunge Bari (uscita Bari Nord) tramite le autostrade e si prosegue verso la superstrada per Brindisi-Lecce (uscita tangenziale  est) fino all’uscita per Merine-Vernole-Melendugno. Arrivati a Melendugno proseguire per San Foca



In aereo

Si fa scalo a Brindisi quindi si prosegue per San Foca in taxi o autobus facendo scalo a Lecce.



In treno

Si arriva alla stazione ferroviaria di Lecce e si prosegue per San Foca.



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Ristrutture ricettive SAN FOCA

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