Informazioni e cenni storici su ROCA

Roca, piccolo centro a sud di San Foca e a Nord di Torre Dell'Orso, località del Salento nota per la grotta della Poesia dove sorge la piscina naturale in un mare trasparente e cristallino.


GROTTA DELLA POESIA, TRA LE PRIME DIECI PISCINE NATURALI PIU' BELLE DEL MONDO
A pochi chilometri tra San Foca e Torre Dell’Orso, sorge Roca, antichissimo borgo, in posizione strategica per visitare il Salento a ridosso del mare. Roca è una località di grande bellezza, in particolare nel tratto di costa che ospita la grotta della Poesia (inserita nell’empireo delle dieci piscine naturali più belle del mondo dal sito Travel365), oggi invasa dal mare trasparente e cristallino, anticamente luogo di culto, prima pagano e poi cristiano. Anch’essa insignita con la bandiera blu dalla comunità europea da diversi anni.


CENNI STORICI
L’abitato antico L’abitato antico di Roca Vecchia si trova nel comune di Melendugno fra le località di San Foca a nord e Torre dell’Orso a sud. L’area, dal 1986 oggetto di ricerca sistematica da parte dell’Università del Salento, ha restituito testimonianze di frequentazione umana riferibili ad un insediamento, il cui primo impianto risalirebbe alla fase finale del Bronzo Medio. Tra le evidenze d’età più antica vi è senz’altro l’imponente struttura muraria protostorica che cinge l’abitato ad ovest, le cui prime fasi risalgono al Bronzo Medio (XVII sec. a.C.). Questa grande opera di fortificazione era realizzata con blocchi informi e armature lignee, su cui si impostavano le coperture. Tale fase di costruzione e frequentazione dell’area si chiuse con un evento catastrofico che portò all’incendio dell’opera difensiva. La terza fase di costruzione coincide con un momento centrale del Bronzo Recente, la quarta fase corrisponde ad un momento pieno del Bronzo Finale, quando si intervenne nuovamente sulle mura. Riferibili ad una fase avanzata del Bronzo Finale (prima metà dell’XI sec. a.C.) sul versante interno a ridosso delle opere difensive sono state riconosciute grandi strutture a “capanna” in associazione a “percorsi”, anch’essi distrutti da un violento incendio. A questa fase segue per Roca un lungo periodo di decadenza, non vennero più ricostruiti ne gli impianti difensivi ne le grandi strutture interne, i cui resti venero lasciati in posto; solo alcune aree testimoniano un’occupazione del sito nelle fasi relative all’età del Ferro (X-VIII sec. a.C.) e all’età Arcaica (VII-VI sec. a.C.), con forme non monumentali come quelle precedenti, ma con alcune deposizioni contenenti materiale fittile frantumato e depositato intenzionalmente. L’area, in età ellenistica (IV-III sec. a.C.), fu chiusa da un muro isodomo a blocchi di calcare locale, con un perimetro di ca. m 1500, fiancheggiato da un doppio fossato. All’interno vi sono edifici ed evidenze di vario tipo, legati probabilmente ad una frequentazione dell’area a scopo preminentemente cultuale e non esclusivamente insediativo. Tombe “messapiche” a fossa rettangolare, solitamente scavate nel banco roccioso, sono state trovate in più punti e sono state inquadrate cronologicamente fra il V e gli inizi del II sec. a.C. Dopo la fase di abbandono di età ellenistica (fine III - inizi II sec. a.C.), si potrebbe ipotizzare una temporanea occupazione in età tardoantica o altomedievale attraverso l’individuazione in corrispondenza delle porta N delle mura ellenistiche di una chiesa e relativa necropoli, che sembra essere, allo stato della ricerca, seguita dall’edificazione del borgo medievale. Gualtieri VI di Brienne, Conte di Lecce intorno alla metà del XIV sec. d.C. fondò una città fortificata, che subì importanti modifiche verso la fine del XV sec. d.C. Della città sono visibili, oltre ai resti delle fortificazioni, quelli dell’abitato a maglia ortogonale; le strade perpendicolari delimitano isolati lunghi e stretti, comprendenti più unità abitative composte da uno o due ambienti. Al centro della penisola in un’area “pubblica”, è ubicata la chiesa, sul lato nord-ovest a ridosso dello strapiombo a mare le opere difensive dell’insediamento medievale (castello). L’abitato, svolse un ruolo importante negli ultimi decenni del XV sec. sullo scenario delle lotte contro i Turchi. Saccheggiato sull’inizio del XVI sec., venne definitivamente abbandonato e raso al suolo nel 1544, per volere di Carlo V ad opera del governatore spagnolo di Lecce, Ferrante Loffredo. La Grotta Poesia A sud della penisola, su cui sorge l’insediamento fortificato di Roca, si apre la Grotta “Poesia” (denominata “Piccola” per distinguerla da quella “Grande”); tale grotta risulta essere la più interna di un complesso carsico, costituito da tre cavità, che si sviluppa nei pressi della falesia calcarenitica. La “Poesia” ha una pianta pressoché ellissoidale e pareti fortemente inclinate, in origine era inaccessibile da terra ed asciutta, ora aperta verso l’alto a causa del crollo della volta ed invasa dall’acqua marina, per ca. m 1,50. La grotta deve il suo nome “Poesia” o Posìa al termine greco Posìs (acqua dolce), dovuto probabilmente alla presenza, al suo interno, di una sorgente. Sino ad oggi questa cavità può essere considerata il più importante complesso di incisioni del Salento antico, grazie alle figurazioni ed alle iscrizioni che occupano le sue pareti, lungo tutto il perimetro sovrapponendosi caoticamente, per un’altezza media di ca. 7 m, compresa fra il livello del mare e l’inizio della curvatura della volta; le iscrizioni testimoniano che la grotta è stata frequentata a scopi cultuali. Si riconoscono, nella parte inferiore, segni e figurazioni riferibili alla fase preistorica di frequentazione del monumento, che trovano dei paralleli nel repertorio della Grotta dei Cervi di Porto Badisco. I testi delle iscrizioni sono databili dalla seconda metà del IV al II sec. a.C., sono in prevalenza in lingua messapica e latina, presenti ma in numero minore i testi in lingua greca. Le epigrafi si rivolgono ad una divinità maschile indigena chiamata Thaotor Andirahas, appellativo traslitterato (in latino Tutor Andraios) e testimoniano la fase della nuncupatio voti: vi compare il nome di colui che desidera il voto e la richiesta d’aiuto al dio con l’elenco delle cose promesse, mentre non troviamo testi in cui vi sia lo scioglimento di tali richieste e l’eventuale ringraziamento. Insediamento rupestre Immediatamente a nord della “Grotta Poesia”, fra questa e l’insenatura che chiude a S la penisola di Roca, è presente un insediamento rupestre, le cui grotte constano di uno o più vani affiancati, di forma sub-quadrangolare e presentano nicchie di varie dimensioni, con probabile funzione di ripostiglio, è difficile distinguere i locali d’uso collettivo dalle abitazioni private. Nell’area in cui si sviluppa l’insediamento vi sono tracce di scale e di altre escavazioni, probabili vie di comunicazione tra le grotte, anche se è difficile la lettura dell’assetto urbano del villaggio, per i continui crolli e per le profonde modifiche subite dal sito. Torre di guardia Sul vertice est del promontorio occupato dall’insediamento antico di Roca si trova una torre di guardia cinquecentesca; costruita da G.T. Garrapa e D. Gazza a partire dal 1568, su disegno del regio Ingegnere Giovanni Tommaso Scala, fu resa agibile nel 1569 secondo l’elenco del Vicerè e nel 1577 fu dotata di un armamento consistente in un moschetto. La costruzione si presentava già in cattivo stato di conservazione nel 1825 e allo stato di rudere dal 1972. Il suo isolamento è un fenomeno relativamente recente e si deve all’ingresso dell’acqua marina nel fossato che separa il borgo medievale dal castelletto. La torre in oggetto, costruita in conci regolari di tufo, ha forma tronco-piramidale, a base quadrata, e lato interno di m 5 (definita piccola); sul lato E presenta, visibili sulla parete, gli attacchi per le caditoie in controscarpa e il vano al primo piano, era voltato a doppia crociera. Grazie ai fondi del PIS 12 “Percorsi normanno-svevo-angioini”, nel corso del 2008 la torre è stata sottoposta a restauro e consolidamento, i lavori hanno interessato anche l’area dell’insediamento antico e conclusi porteranno all’apertura al pubblico del parco archeologico di Roca Vecchia. Chiesa della Madonna di Roca Vecchia Il Santuario di Roca, posto lungo la litoranea al centro dell’area delimitata dalle fortificazioni ellenistiche, intitolato a Maria SS. Delle Grazie o detta Chiesa della Madonna di Roca è una costruzione semi-ipogea realizzata probabilmente nel 1589, completamente restaurata nel 1690, come viene riportato nel resoconto ad una visita pastorale del 1695 di mons. M. Pignatelli, su una preesistente cripta, scavata nella roccia, come ancora era descritta nel 1656. L’edificio, con una facciata molto semplice, a capanna, è costituito da tre navate, coperte da volte a crociera, divise da due ordini di colonne in pietra su alto basamento; dalla parete di fondo, dietro all’altare, si accede alla sacrestia e ad un’intercapedine che porta ad un piccolo ambiente ipogeo, forse l’originaria cripta facente parte dell’insediamento rupestre. L’altare maggiore in pietra leccese, rifatto alla fine del ‘600, è dedicato a Maria SS. Delle Grazie, presenta ai lati le statue di Sant’Agata e Sant’Apollonia, un concavo in pietra custodisce un dipinto della Vergine con bambino (copia dell’originale trafugato); il secondo altare, dedicato ai Santi Brizio e Antonio, fu demolito, non ne conosciamo il motivo, agli inizi del novecento. Gli abitanti di Vernole, Calimera, Melendugno e Borgagne ogni anno, dall’ultimo sabato di aprile e per i successivi di maggio, si recano in pellegrinaggio al Santuario per i festeggiamenti in onore della Madonna. Il pellegrinaggio permette di conservare il legame di appartenenza alle comuni radici, ripercorrendo a ritroso la strada degli esuli di Roca che, secondo la tradizione, hanno trovato rifugio nei paesi vicini.


Come arrivare a ROCA

In auto

Si raggiunge Bari (uscita Bari Nord) tramite le autostrade e si prosegue verso la superstrada per Brindisi-Lecce (uscita tangenziale  est) fino all’uscita  per Merine-Melendugno-Vernole. Arrivati a Melendugno proseguire per Torre Dell'Orso-Roca.



In aereo

Si fa scalo a Brindisi quindi si prosegue per Roca  in taxi o autobus facendo scalo a Lecce.



In treno

Si arriva alla stazione ferroviaria di Lecce e si prosegue per Roca in taxi o autobus.



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